Aria sottile, salita sul Monte Rosa

Fuori dalla cabinovia veniamo investiti dall’aria fresca, quasi fredda….strano per essere Luglio, ma siamo oltre i 3000 mt dal fondovalle salgono vapori simili a nuvole.
Decidiamo di arrivare al rifugio Gnifetti per la “scorciatoia” direttamente per le corde fisse montate sulla parete che dista 500 metri davanti a noi, andiamo senza ramponi e la neve resa morbida dal sole non ci fa camminare bene, siamo in fila indiana slegati vista la facilità del pendio direttamente verso le rocce.


Sopra la parete già si vede il rifugio, 10 minuti dopo siamo già scarichi dagli zaini e riuniti a chiacchierare della salita che ci aspetta il giorno dopo, il sole picchia forte e l’aria comincia a mancare.
Il rifugio Gnifetti è arroccato su uno sperone roccioso a 3600 metri circa, è il classico punto di partenza per le salite sulla Cima del Monte Rosa e delle cimette limitrofe; girando per le balconate in legno è impressionante la vista aerea, la struttura è armoniosa ma indubbiamente issata contro la verticalità di questo luogo.Mangiamo molto presto nella mensa principale, accostati allo spartano tavolo di legno, cibo buono ed abbondante le nostre guide ci parlano delle loro imprese e i discorsi sono 100% di montagna, l’atmosfera è piacevole e distesa è bellissimo essere qua in compagnia di amici; fuori il vento cala e il tramonto incupisce i colori del cielo che passano dal celeste al blu profondo, corro fuori nel piccolo spiazzo dietro alla capanna il mondo sembra una pittura….
Ad ovest il sole precipita dietro le montagne lasciando solo un lembo fiammeggiante arancione intenso che ne risalta la geometria, sono tutti nomi importati tra tutti svetta il Monte Bianco.
I colori sono armonici ed intensi, lasciano a bocca aperta è impressionare la profondità che offre la scena, ci vuole immaginazione per correlare la “vera” dimensione di quelle forme lontane.

Tramonti in quota

Tramonti in quota

Cala la notte tra i “cin cin” di Genepì !! Nel letto a castello non trovo difficoltà ad addormentarmi nonostante il poco ossigeno.
La sveglia arriva dopo quello che sembrano pochi secondi, fuori è buio, ma non freddo, io e gli altri facciamo colazione abbondante visto che ci aspettano ore di fatica e ci precipitiamo fuori a preparare tutto l’armamentario.
Ramponi, corda…..controllo più volte gli attacchi e l’imbraco illuminandolo con la luce bianca della torcia frontale, siamo tutti e cinque legati in cordata; inizia ad albeggiare mentre ci avviamo lungo il pendio sui crepacci.

 

Il cielo da scuro diventa flurescente e comincio a vedere anche senza torcia frontale, il pendio è ripido e forse il corpo si deve ancora svegliare, il ritmo è serrato e la fatica si sente; ad ovest predomina il blu elettrico ed est la troposfera fa barriera ai primi raggi del sole creando una linea tra l’arancio e il rosa. Testa bassa ci vuole concentrazione i crepacci ci sfilano profondi ai lati.
L’alba ci sorprende quasi in cima al pendio, siamo a quota 4000.

Alba a 4000 metri

La luce rivela un ambiente estremo, forme e geometrie dettate da strette regole naturali a volte paradossali, sicuramente impressionanti inevitabilmente fragili; scultori invisibili come vento, freddo e gravità creano queste maestose architetture fatte di ghiaccio e roccia…

I corpi si sono svegliati, la mancanza di ossigeno si fa sentire rallentiamo il passo; dopo una breve pausa su un pianoro ripartiamo in fila indiana sempre in cordata, sulla traccia che sale con pendenze variabili su un suolo decisamente più duro e ghiacciato. Evitiamo dei seracchi, ci aiutiamo a vicenda per passare alcuni punti più difficili e continuiamo. Da lontano il Cervino ci osserva, impettito come una guardia, ho la testa libera, mi sento nel posto giusto.

L’ultimo muro è il più faticoso, siamo sul ghiaccio da quasi 4 ore e si sente, sulle gambe sui polmoni; la Capanna Margerita ci guarda poco sopra. Punto i ramponi e le bacchette cercando di mantenere la distanza giusta da chi mi precede per non lasciare alla corda che ci unisce troppo imbando, sotto le punte dei ramponi appare la piccola cresta ghiacciata e davanti a me c’e la capanna Margherita, la cima del Monte Rosa 4554mt.

E’ sicuramente anomalo trovare una specie di rifugio quassù, fa ancora più strano pensare che questa postazione risale alla fine del 1800 è fu trasportata quassù in onore della Regina Margherita; ovviamente non è più la struttura del tempo ma è stata rinnovata nel 1979 per essere trasformata in un laboratorio per lo studio del corpo umano ad alta quota oltre che in una stazione meteo. Inevitabilmente la struttura ha all’attivo diversi primati come la stazione meteo più alta d’Europa, il rifugio più alto d’Europa, il laboratorio più alto d’Europa e così via.
Approfittiamo della struttura per un po di riposo e qualche foto, per poi riprendere la rapidamente la discesa, il caldo è anomalo e questo crea qualche preoccupazione per la tenuta del ghiaccio e l’attraversamento dei crepacci. Ci rimettiamo in fila, sempre legati in ordine inverso, felici, la discesa è una bella prova per le gambe ed effettivamente il ghiaccio tiene poco e ci vuole attenzione.

Scalare una montagna potrà sembrare inutile; sforzi e pericoli per la semplice ambizione di arrivare in alto in un posto che poi alla fine è così bello?
Su questo sono stati scritti libri e si sono aperti dibattiti da quando l’alpinismo è diventato una disciplina, ma provate anche attraverso le mie foto a soffermarvi sulla naturale voglia di esplorazione insita nella Natura umana…quella primordiale voglia di scoprire che ci contraddistingue come essere viventi; un “mezzo” che ci potrebbe portare a conoscere posti nuovi e ci insegnerebbe a conoscere noi stessi, le proprie forze, le proprie debolezze, i propri limiti….
Oggi viviamo in un mondo in cerca di certezze, routine di vita alle quali adeguarsi; guardate l’energia di un bambino che ha “sete” di mondo e comparatela con la cassaforte mentale di un adulto per esempio.
Penso che sarebbe bello provare almeno per una volta,  ad uscire dalla bolla, dalla propria zona “confort” e spingersi verso la nostra vera natura…..diventerebbe evidente di quanto necessario e bello sia scalare montagne……EXPLORE….

3 risposte a “Aria sottile, salita sul Monte Rosa

  1. Pingback: Aria sottile, salita sul Monte Rosa | leggereecommentareblog·

  2. Grande Rik!!
    dalle foto che hai fatto e dalle descrizioni sembra quasi Che ci sono venuto anch’io!!
    Explooooore!!!! 💪🏼💪🏼

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...